Le affascinanti leggende nordiche sul Natale

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TRADIZIONI E LEGGENDE NORDICHE SUL NATALE

Nota anche come “la patria del Natale”, con i suoi luminosi mercatini che cominciano già da novembre, il Nord Europa, con la sua neve, l’aurora boreale e il clima freddo si sono da sempre prestati alla nascita di miti e leggende fantasiosi, frutto delle antiche religioni e rimaste vive anche dopo l’avvento del cristianesimo.


Tra Babbi Natale dispettosi ed elfi che hanno voglia di scherzare, ecco alcune delle più belle e affascinanti leggende nordiche sul Natale.

Leggende scandinave:

NISSE, TOMTE, TOMTENISSE O TONTTU? (DANIMARCA, SVEZIA, NORVEGIA, FINLANDIA)

Si chiama Nisse o Julenisse in Danimarca e Norvegia, Tomte in Svezia, e Tomtenisse o Tonttu in Finlandia, ma in ogni caso si riferisce sempre alla stessa creatura mitologica, di solito associata al solstizio d’inverno e a tutto il periodo natalizio.

In alcuni casi singolo, in altri in realtà un gruppo di creature (Nisser), questo folletto natalizio è basso, anziano e con una lunghissima barba e sempre con un lungo berretto conico rosso, grigio o di altri colori brillanti. Si crede che viva nelle stalle o negli attici delle case rurali e porti fortuna alla famiglia che lo ospita. La tradizione vuole che le persone lascino riso o una ciotola di porridge fuori per lui la notte di Natale come gesto di gratitudine.

Nisse, termine pan-scandinavo, potrebbe derivare dall’antico norreno niðsi, con significato di “caro parente”. Altre correnti pensano che si tratti di una corruzione di Nils, forma scandinava per Nicholas. Tomte, invece, significa “uomo della fattoria”.

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JULEBUKK E JULEBOCKEN (DANIMARCA, NORVEGIA)

Il “Julebukk” è una tradizione norvegese e danese in cui le persone si vestono da creature natalizie, come capre o elfi, e visitano le case dei vicini per scambiarsi auguri di buon Natale, cantando canzoncine tradizionali natalizie. In cambio, ricevono spesso regali o cibo. Questa tradizione è simile al “dolcetto o scherzetto” di Halloween.

La tradizione deriva da un rituale pagano, che ha origine in Norvegia. Quando si venerava il dio Thor, durante la festa di Yule (da cui poi deriva anche la parola “Jul” per indicare il Natale), gli antichi mascheravano il loro aspetto vestendosi con pelle di capra e andando di casa in casa a portare una testa di capra. I missionari cristiani mantennero il rituale, ma ne modificarono il significato e per questo la Capra di Yule (Julebocken) è tra i più antichi simboli natalizi nordeuropei. A differenza del Julebukk, la Capra di Yule è un simbolo usato anche in Svezia.
I YULE LADS E GRÝLA (ISLANDA)
In Islanda, sono popolari i Jólasveinar (letteralmente, “amici del Natale”). Si tratta di tredici troll natalizi, ognuno con una personalità unica. Durante le tredici notti precedenti il Natale, si dice che questi troll, uno per notte, scendono dalle montagne e arrivano in città e fanno dispetti, più o meno cattivi a seconda del comportamento dei bambini durante l’anno. Ognuno ha un nome che descrive il dispetto che fa. Originariamente erano cattivi, in quanto troll del resto, poi però nelle storie popolari piano piano sono diventati più pacifici. Se i bambini sono stati bravi allora magari lasciano qualche regalo, di solito cibo, e li lasciano nelle scarpe che i bambini lasciano sul davanzale delle finestre, ma se invece non lo sono stati riempiono la scarpa di patate marce. Quando sono tutti e 13 in città il 25 di dicembre poi iniziano a tornare sulle montagne uno ad uno fino all’Epifania.

Sono figli di Grýla e Leppalúði due troll mangiauomini. Grýla astuta e laboriosa si dedica alla caccia di bambini e uomini leppalúði, invece, è pigro e aspetta nella loro caverna. Lei scende dalle montagne a Natale, e fa letteralmente bollire vivi i bambini che sono stati cattivi.

Insieme a lei, un gigantesco gatto nero, il Gatto di Natale (Jólakötturinn), il loro “animale domestico”, si aggira per le città islandesi e mangia chiunque non indossi almeno un nuovo capo d’abbigliamento. Perché spesso venivano regalati vestiti, per ovvie ragioni climatiche, ed era un modo per invogliare soprattutto i bambini a usare i nuovi capi di abbigliamento.

Le leggende islandesi meriterebbero in effetti un capitolo a parte: sono così crude, che nel 1746 la Danimarca, che all’epoca dominava l’Islanda, vietò ai genitori di tormentare i figli con queste storie poco accoglienti.
JOULUPUKKI (FINLANDIA)
Anche quelle finlandesi, comunque, non scherzano. Perché Joulupukki, il Babbo Natale finlandese, è tutt’altro che simpatico.

La leggenda vuole che discendesse da caproni, che trainavano il carro del dio Thor. Joulupukki era quindi mezzo umano e mezza capra. Come il Babbo Natale odierno, tendeva a distinguere i bambini buoni da quelli cattivi anche se in modo più estremo. Joulupukki non si muoveva su una slitta per il globo, ma girava per la Finlandia e bussava alle porte.

Se gli apriva un bambino buono, gli dava un dono. Mentre quelli cattivi venivano da lui frustati e rapiti. Con il tempo, grazie al cristianesimo e all’arrivo di una società un po’ più attenta all’infanzia, Joulupukki ha seguito un corso di terapia per sfogare meglio la sua rabbia, ha perso le corna e ha assunto un aspetto più simpatico, mantenendo però la sua caratteristica “di capra” per via delle capre che trainavano la slitta, capre poi divenute renne.

Articolo in collaborazione con

Robin Mørensson,
founder @ NØGLEN

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