ASPETTANDO “VIKINGS: VALHALLA”: BANCHETTANDO CON ODINO

Si narra che gli dèi costruirono quale propria dimora Ásgarđr, il recinto degli Asi, e che in Ásgarđr fu eretto il tempio Galđsheimr, la dimora della gioia, interamente in oro, dove sono collocati gli scranni degli dèi supremi e il trono di Odino, cui il tempio appartiene. Lì vi è anche la Valhalla, la sala degli eletti. I suoi pilastri sono aste di lancia; le tegole del tetto sono sostituite dagli scudi; le panche sono cosparse di corazze; un lupo impiccato pende alla porta occidentale e davanti all’ingresso si estende un bosco, i cui alberi hanno foglie d’oro, dove sono le valchirie, che Odino manderà sul campo di battaglia per indicare ai guerrieri la vittoria o imporre loro il segno della morte.

Odino è il più potente tra gli dèi, temibile anche perché fine conoscitore delle arti magiche e delle rune, mutevole nella forma, funesto e tremendo agli occhi dei nemici, ma bello, nobile di aspetto e piacevole nella conversazione per gli amici e i suoi prediletti.  Sappiamo che il suo culto era particolarmente diffuso tra i guerrieri, che speravano di trovare una morte degna di onore sul campo di battaglia così da meritare di essere acconti nella Valhalla e divenire einherjar. Accompagnati dalle valchirie, si sarebbero dissetati con birra e idromele e saziati delle carni del maiale Sæhrímnir, magicamente integre ogni mattina. Odino sarebbe stato con loro nella sala, dando il cibo, per lui inutile, ai suoi lupi, Geri e Freki, osservando tutto e tutti, mentre i corvi Huginn e Muninn di ritorno dal loro giro per il mondo, gli avrebbero sussurrato all’orecchio quanto visto.

Il compito dei guerrieri prescelti era quello di addestrarsi per un grande scontro finale. Ogni giorno avrebbero dovuto destarsi al canto del gallo per recarsi all’aperto e affrontarsi in combattimenti all’ultimo sangue, ma magicamente di nuovo in vita al momento del pasto, sarebbero tornati nella grande sala a bere e banchettare. Ogni giorno, fino a quando sarebbero usciti un’ultima volta con Odino per affrontare il Ragnarǫk.

Dettaglio con la Valchiria che accoglie Odino su Sleipnir della pietra G 110 Tjängvide di Gotland, che si trova all’Historiska a Stoccolma.

Questo tema torna più volte in Vikings, è l’aspirazione di ogni guerriero che si appresta a lanciarsi in battaglia, è l’urlo che rimbomba all’inizio di ogni scontro. Paradossalmente però proprio Ragnar, che si definisce figlio di Odino, nel corso delle stagioni diventa sempre più scettico, fino a sfiorare il cinismo e al momento della morte dichiarerà a parole la fede negli antichi dèi e in questo mito, ma lasciando intuire allo spettatore che in cuor suo il dubbio ha probabilmente lasciato spazio all’incredulità. L’evoluzione interiore della figura di Ragnar è sicuramente in parte guidata da esigenze di copione, tuttavia la riflessione che lo spettatore può trarne è interessante: forse il Ragnarǫk non è da intendersi come la manifestazione letterale di quanto indicato dal mito, ma piuttosto come il lento e inesorabile declino dei valori di una società, quella scandinava dei secoli VIII – XI, di fronte al diffondersi di una nuova fede, di un nuovo modo di fare politica e di vivere portati dal Cristianesimo.

Ecco allora una possibile interpretazione dell’altisonante titolo “Vikings: Valhalla”: un ultimo epico e disperato tentativo di arginare quei cambiamenti che ufficialmente avranno inizio nel 1066, quando un uomo di ascendenza nordica, ma totalmente permeato della cultura medievale dell’Europa continentale, salirà sul trono inglese. Guglielmo il Conquistatore.

Voi cosa ne pensate? Seguirete Vikings: Valhalla?

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