Arte Vichinga

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ARTE VICHINGA

La Produzione di Vikings ha affermato di essersi basata su fonti archeologiche per la trasposizione sullo schermo degli aspetti della cultura materiale scandinava dei secoli VIII e IX:
…a cosa si sono ispirati per le decorazioni della Sala di Jarl Haraldson?
…come hanno ricostruito la struttura architettonica del Tempio di Uppsala?
…il bracciale donato da Ragnar ad Athelstan e i gioielli di Lagertha e di Aslaug avevano corrispettivi nella realtà?

La risposta va cercata nell’evoluzione degli stili dell’Arte Vichinga, almeno sei periodi differenti identificabili tra VIII e XII secolo.

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Le pietre runiche e gli oggetti provenienti dagli scavi archeologici sono tra le poche fonti di informazioni dirette a nostra disposizione in merito alla Scandinavia di Epoca Vichinga; un’attenta analisi di entrambe rivela un’evoluzione nel gusto e nella realizzazione dei decori che va di pari passo con i mutamenti di sensibilità, e relative richieste, della committenza.

Il pioniere in questo ambito fu l’archeologo Haakon Shetelig, che descrisse minuziosamente i decori del corredo della nave di Oseberg, al cui scavo aveva partecipato. Sulla scia del suo esempio il XX secolo proseguì con una serie di studi impegnati nella definizione degli stili dell’Arte Vichinga, culminati nel 1966 con la pubblicazione di Viking Art (D. M. Wilson – O. Klindt-Jensen).

Negli anni successivi la dendrocronologia (un metodo di datazione basato sullo studio delle correlazioni tra gli accrescimenti annuali di alberi fossili o a vita plurisecolare e i fattori climatici) ha poi fornito maggiore precisione alla cornice storico cronologica. Le sovrapposizioni tra i differenti stili sono evidenti e talvolta è quasi impossibile ricondurre gli oggetti e i decori ad un modello unico poiché presentano contaminazioni di più elementi. È chiaro, inoltre, che i tratti delineanti gli stili dell’arte vichinga precedono e seguono le canoniche date di delimitazione della stessa (793 – 1066 d.C.), a dimostrazione di come la storia sia un susseguirsi di eventi ed espressioni culturali in continuità e non di periodi a sé stanti.

STILE OSEBERG 775 – 875 d.C.

Lo stile Oseberg prende il nome dal ricco corredo della celebre nave funeraria portato alla luce nel 1904 nel Vestfold e attualmente al sicuro nei magazzini statali in attesa di essere nuovamente esposta al pubblico in una struttura di ultima generazione la cui apertura è stimata per il 2026. Nonostante sia trascorso più di un secolo è ancora oggi difficile identificare i singoli tratti e dare una definizione precisa di questo stile basato sostanzialmente su un insieme di elementi geometrici e zoomorfi, chiaramente visibili lungo tutta la chiglia della nave , sulle fiancate, nelle decorazioni delle slitte e del carro cerimoniale e nei vari oggetti del corredo, tra cui spiccano le misteriose teste zoomorfe.

STILE BORRE 850 – 950 d.C.

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Croce di Gaut, Isola di Man, Cumming, J. G. - (1857) The Runic and Other Monumental Remains of the Isle of Man P.D. La Croce reca un’iscrizione dedicata ad un uomo ancora in vita e riporta la firma del Runsistare Gautr.
Lo stile Borre si colloca in piena Epoca Vichinga, negli anni delle spedizioni verso le Isole Britanniche, della Grande Armata Pagana, della conquista di nuovi territori e dell’elezione a duca di Normandia di Rollone. Tutti accadimenti che consentono una datazione più precisa dello stile Borre rispetto ad altri, datazione cui contribuisce anche la presenza di monete trovate nei tesori contenenti oggetti decorati secondo i dettami di questa moda.

Sebbene reperti siano emersi da più punti della Scandinavia, il nome deriva dalla località norvegese in cui in una sepoltura sono stati trovati i finimenti di un cavallo, con decorazioni sintetizzanti i tratti peculiari di questa fase artistica, caratterizzata da forti innovazioni, intrecci geometrici e una Bestia solitamente al centro della composizione.

Le Croci in Pietra delle Isole Britanniche documentano una versione locale di questo Stile e costituiscono la prima attestazione dell’esportazione di un aspetto culturale della società scandinava in terre straniere.

STILE JELLING 900 – 975 d.C.

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L’oggetto considerato l’emblema dello Stile Jelling è una piccola coppa in argento trovata nel tumulo settentrionale al quale si attribuisce la sepoltura di Gorm.
Gorm il Vecchio è il primo re di Danimarca storicamente accertato, sua moglie fu la celebre regina Thyra e loro figlio quel re Aroldo Dente Azzurro, cui secondo la tradizione si deve la conversione al cristianesimo della Danimarca. Gorm però nacque, visse e morì da pagano. Certamente aveva avuto modo di conoscere il cristianesimo, ma il suo regno, come la fase iniziale di quello del figlio, fu caratterizzato da un ritorno alle tradizioni, che raggiunse il suo apice prima nella pietra runica che egli commissionò in memoria dell’amata moglie e poi nella maestosa sepoltura a (doppio) tumulo che il figlio volle dedicargli. Tutto questo accadeva a Jelling (Jutland), nel cuore della Danimarca, dove tra il IX e il X secolo si accentrò il potere e lo Stile Jelling. Ampliamente attestato nel mondo scandinavo, esso è caratterizzato da un revival del motivo dell’animale a nastro e da un ritorno ad alcuni elementi iconografici tipici dell’VIII secolo.

…inaspettatamente, però, non è lo stile con il quale fu decorata la celebre pietra runica di Aroldo a Jelling…

STILE MAMMEN 960 – 1025 d.C.

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Resa 3D della Bestia e del Cristo di DR 42 – Museo di Jelling – immagine Luisella Sari. "La pietra presentava qualche traccia della cromia originale a partire dalle quali si è ipotizzato l'impatto visivo del monumento appena realizzato".
Lo Stile Mammen si colloca storicamente negli anni in cui si attua pienamente il processo di conversione delle popolazioni scandinave al cristianesimo e stilisticamente si presenta come un’evoluzione degli animali a nastro della fase precedente affiancata da elementi decorativi di ispirazione continentale. I tratti più tipici sono viticci e spirali che attorniano animali (mammiferi, carnivori, serpenti in lotta) generalmente con la testa disegnata di profilo con un unico occhio a mandorla.

Mammen è il nome della località danese in cui un aristocratico, quasi certamente collegato alla cerchia della non distante Jelling, era stato sepolto insieme ad un’ascia di incredibile fattura decorata con tutte le caratteristiche della moda artistica del tempo. Decisamente un oggetto troppo raffinato per essere pensato per il combattimento e che più probabilmente potrebbe rappresentare uno di quei doni preziosi distribuiti dai Capi agli uomini del proprio Seguito nell’ottica di una politica di alleanze.

Proprio dal nucleo di potere di Jelling giunge paradossalmente un celebre esempio di Stile Mammen: la Gande Bestia della pietra runica che Aroldo commissionò in memoria dei genitori (DR 42), che per testo ed apparato iconografico (oltre al leone che lotta con un serpente, un Cristo in croce fino ad allora sconosciuto nell’arte visiva scandinava) si colloca più nell’ottica propagandistica di ostentazione del potere tipica del sovrano piuttosto che in quello della pietas nei confronti dei defunti…

STILE RINGERIKE 1000 – 1075 d.C.

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N 84 pietra di Vang, XI secolo, John Erling Bland CC BY-SA 2.5
Con questo stile e con il successivo Urnes si entra nella fase finale dell’Epoca Vichinga, il cui termine “ufficiale” viene solitamente identificato con il 1066, anno della morte di Aroldo Duroconsiglio e dell’ascesa di Guglielmo il Conquistatore al trono di Inghilterra. Il secolo XI si aprì con un disperato tentativo del sovrano inglese Etelredo di arginare gli attacchi dei danesi: prima accettando di pagare i tributi e poi con la sconsiderata decisione di trucidare gli scandinavi presenti nel suo regno in quella sorta di pulizia etnica passata alla storia come massacro di San Brizio, ottenendo solo di attirare ancor di più l’interesse degli invasori, decisi ormai ad insediarsi quali regnanti. Per l’osservatore moderno l’esempio più affascinante di decori in stile Ringerike è dato dalle pietre runiche della omonima regione a Nord di Oslo.

Sulle steli, in classica arenaria della zona, le formule in rune sono affiancate da viticci corti e sottili, combinazioni di bestie con la testa di profilo e l’occhio a mandorla e da croci a rosette. Gli autori di questi apparati iconografici si muovono secondo stilemi raffinati, che lasciano intuire l’influsso di mode diffuse nel Regno dei Franchi o nelle isole Britanniche, dove forse avevano avuto l’occasione di vivere prima di tornare in Norvegia.

STILE URNES 1050 – 1125 d.C.

U FV1976;106 Uppsala, immagine di Luisella Sari
La rassegna sull’arte vichinga si chiude con lo Sitle Urnes, a cavallo tra XI e XII secolo, quando ormai la conversione al cristianesimo era stata completata ed erano sorti i Regni nazionali (sia pur ancora caratterizzati da forti contrasti tra fazioni politiche avverse).

Il nome Urnes deriva da una stavkirke del Lusterfjord (Norvegia centrale), ma lo stile si esprime al meglio nelle decorazioni delle pietre runiche svedesi dell’Uppland, sulle quali è possibile seguire le fasi del passaggio dal precedente stile Ringerike nelle eleganti volute disegnate dagli animali i cui corpi si allungano e assottigliano fino a sembrare nastri con la testa di profilo e l’occhio a mandorla.

È uno stile elegante, pulito, moderno e quindi particolarmente gradevole per chi lo ammira, tanto che forse parte del fascino emanato da questi decori sta proprio nell’impossibilità di decodificarli fino in fondo e nella loro capacità di adattarsi a nuovi Tempi e Sensibilità.
Scritto da: Luisella Sari
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