LE ORIGINI DEL RAGNARǪK

RAGNAROK

CATASTROFI CLIMATICHE, RUNE E DÈI: LE ORIGINI DEL RAGNARǪK

Territorio e clima influenzano lo sviluppo della società, tanto che vita e spiritualità delle civiltà antiche si sono evolute di pari passo con il ciclico alternarsi delle stagioni e dei relativi fenomeni atmosferici. Talvolta però i miti racchiudono l’eco di eventi straordinari, la cui memoria è stata perpetuata sotto forma di leggenda.

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Ragnarǫk

Ragnarok
Ragnarǫk
Per il mito classico Atlantide sprofondò negli abissi per mano di Poseidone, ma l’antefatto storico è riconducibile ad un’eruzione vulcanica di impatto senza precedenti che ebbe luogo a Santorini intorno al 1450 a.C., così altre eruzioni vulcaniche dalle conseguenze catastrofiche sono probabilmente alla base del più noto tra i miti nordici: il Ragnarǫk.
Gli appassionati di serie TVriconosceranno in “Ragnarǫk” il titolo della recente produzione danese – norvegese incentrata sull’inquinamento ambientale, in cui la trama diventa la struttura per innestare gli antichi miti nordici e soprattutto la lotta tra i Giganti, celati sotto le sembianze degli industriali senza scrupoli Jutul, e gli dèi, la cui anima si sveglia poco a poco in alcuni degli adolescenti del luogo.
È un interessante prodotto di intrattenimento, che si inserisce in una recente linea di interpretazione dell’apparato mitologico nordico e della storia nordica antica, poiché non solo il legame tra sconvolgimenti climatici e Ragnarǫk è oggi scientificamente dimostrato, ma è forse anche rintracciabile nel testo di una delle più enigmatiche iscrizioni runiche svedesi, la pietra di Rök.
Secondo le fonti medievali il Ragnarǫk sarà annunciato da Fimbulvetr, un inverno magico, che durerà tre stagioni senza mai estate e sarà seguito da altri tre inverni. Il mondo sarà scosso da battaglie fratricide, mentre Skoll e Hati inghiottiranno il sole e la luna e Fenrir si libererà dalla sua catena. Le forze del caos avanzeranno e al suono del corno di Heimdallr avrà inizio la battaglia finale. Nello scontro per ripristinare l’ordine primigenio moriranno anche alcuni dèi, ma i sopravvissuti si troveranno poi all’alba di un nuovo ciclo di vita per “parlare di antiche rune”.

Quali furono gli eventi storici alla base di questa concezione
diffusa in Epoca Vichinga e codificata solo durante il Medioevo?

Per tradizione l’Epoca Vichinga si colloca tra i secoli VIII e XI d.C., ma per comprenderne le manifestazioni dobbiamo volgere la nostra attenzione non solo agli eventi ad essa contemporanei, bensì anche alla fase precedente, nota come Età del Ferro Romana. Si trattò di un periodo caratterizzato da un’iniziale prosperità, cui però seguì un netto declino verso i secoli V-VI: il numero degli insediamenti umani diminuì drasticamente, molti territori coltivati e molte fattorie furono abbandonate, si persero i ricchi corredi funebri nelle sepolture e iniziarono a comparire sepolture di massa.

Cercando di individuare la ragione del cambiamento, archeologi e storici pensarono a lotte intestine tra clan, che avrebbero disseminato il panico nel Nord Europa portando alla fuga parte popolazione, oppure al movimento degli Unni partito dalle steppe asiatiche suscitando una sorta di reazione a catena.

Nessuna risposta era totalmente convincente e solo recentemente sono state le scienze naturali ad aver fornito la chiave per decifrare il rebus.
Ragnarok - istituto culturale nordico
Sono stati individuati strati di solfati derivanti da eruzioni vulcaniche risalenti al pieno VI secolo
In Groenlandia e nell’Antartico sono stati individuati strati di solfati derivanti da eruzioni vulcaniche risalenti al pieno VI secolo, mentre i botanici hanno confermato che la regressione nell’agricoltura, e la conseguente riconquista della natura dei territori lavorati dagli uomini, coincidono cronologicamente con il periodo in cui queste eruzioni ebbero luogo. In pochi anni, tra il 536 e il 540, vi furono almeno due eruzioni dall’impatto senza precedenti nell’attuale America Latina, le cui devastanti conseguenze raggiunsero i territori della Scandinavia.

Una coltre di cenere creò un velo che impedì alla luce del sole di filtrare. Gli alberi seccarono. La temperatura media crollò di almeno due gradi, mentre una pioggia acida uccise colture e fauna marina. Tutto questo durò almeno tre anni… ma le più recenti ipotesi stimano addirittura una durata di otto anni!

Ne conseguì una carestia, che provocò tensioni sociali poi sfociate in lotte civili. In alcune regioni della Scandinavia dove già si viveva ai limiti della resilienza questo fu un colpo fatale per gran parte della popolazione.
Fimbulvetr… le lotte fratricide… ogni dettaglio trova la propria collocazione nel quadro!
Va però detto che alla crisi del VI secolo seguì la creazione di una nuova società, il che potrebbe conciliarsi con il concetto di ripartenza successivo al Ragnarǫk.

Le rune

Come anticipato, le fonti che descrivono il mito sono medievali, verosimilmente il risultato di una tradizione tramandata oralmente per secoli ed esposta a vari influssi culturali, mentre i soli documenti scritti nelle lingue scandinave contemporanei all’Epoca vichinga sono le iscrizioni runiche. Pensate per essere monumenti pubblici funerari, le pietre runiche erano vere e proprie attestazioni di potere, segni di demarcazione delle proprietà terriere e indicatori dell’asse ereditario. I testi ruotano intorno ad un nucleo obbligatorio in cui la committenza dichiarava il destinatario del monumento, ma talvolta sono presenti estensioni facoltative veicolanti maggiori informazioni, vere e proprie porte sul mondo “vichingo” basate sulle parole dei testimoni oculari di quegli eventi.

La maggioranza delle pietre runiche scandinave si trova nel cuore della Svezia, regno degli Svear e degli Götar, dove si erge anche la celebre pietra di Rök (Ög 136 – immagine dal database RUNOR): lunghissima rispetto allo standard, realizzata per mezzo di più varianti epigrafiche, incisa su un blocco di granito di 2 metri e mezzo di altezza per 5 tonnellate di peso e risalente al principio del IX secolo.

Nonostante qualche danno il testo di per sé è leggibile… purtroppo però leggere le rune non vuol dire riuscire ad interpretare l’iscrizione. Sono due fasi distinte, croce e delizia del runologo.

L’area in cui fu eretta era nel IX secolo un florido distretto agricolo della Svezia Centrale. Il committente Varinn, forse un potente proprietario terriero o addirittura un capo clan, volle in memoria del figlio VāmōđR un testo fuori dall’ordinario: quasi 700 caratteri, incisi su tutti i lati della pietra.
Ragnarok
Pietra di Rök
Nel 1879 lo studioso Guđbrandur Vigfússon dichiarò di aver identificato in un punto il nome di Teoderico, sovrano degli Ostrogoti tra il 493 e il 526 d.C. e da questo presupposto per decenni si sono susseguiti tentativi di interpretazione. Forse Varinn lo citava per dimostrare la sua conoscenza della materia eroica e leggendaria? O alludeva ad una lontana discendenza dal sovrano? Oppure non si trattava del ravennate, ma di un omonimo, forse una figura ostile? Nessuna risposta era convincente.

Gli ultimi anni hanno visto introdurre una nuova linea di approccio interpretativo, che abbandona il rimando a Teoderico e cerca piuttosto di coniugare l’elemento narrativo del testo con quello rituale alla base della committenza. Nel 2020 un team di esperti guidato dal runologo da Henrik Williams ha ipotizzato un contenuto escatologico dell’iscrizione di Rök connessa alla narrazione del Ragnarǫk.

Se accettiamo che la definizione della materia eddica abbia avuto luogo nei secoli precedenti la sua codificazione scritta, i contenuti di carmi come La Profezia della Veggente e il Dialogo di Vafþrúđnir dovevano essere ben noti nel X secolo e quindi almeno in via di sviluppo nel IX, epoca alla quale la Röksten risale.

Testualmente l’iscrizione parrebbe essere strutturata secondo un alternarsi di domande e risposte, esattamente come avviene nel Vafþrúđnismál tra il Gigante e Odino, mentre le indagini archeologiche nel distretto di Rök hanno dimostrato che a metà del VI secolo vi fu un brusco declino nell’agricoltura, le fattorie furono abbandonate e la foresta riconquistò i territori fino ad allora coltivati. Evidentemente Östergötland fu tra le regioni maggiormente colpite dalle conseguenze delle tremende eruzioni di quel secolo.

L’iscrizione inizia con una formula che si scosta dal classico modello del periodo:

In memoria di VāmōđR stanno queste rune. E Varinn, il padre, le fece in memoria del figlio destinato alla morte.

e soprattutto continua con sezioni lunghe e complesse che tratterebbero di argomenti cosmici e eventi climatici affrontati in chiave mitologica, facendo persino supporre che la parola rúnar in questo caso non sia un riferimento al monumento in senso fisico, bensì alle conoscenze e ai misteri che di lì a poco sarebbe stati ricordati. Inoltre, per leggere il testo nella sua totalità è necessario muoversi intorno alla pietra, enfatizzando ulteriormente la ritualità del contesto.

Tuttavia l’importanza di questa proposta va al di là del fatto che l’enigma di Rök sia stato o meno decifrato.
Personalmente da sempre sostengo l’approccio interdisciplinare e collaborativo tra settori della scienza e la recente revisione alla luce di scoperte effettuate nel mondo delle scienze naturali e della genetica di aspetti dell’epoca vichinga troppo a lungo “etichettati” come oscuri è a mio parere incoraggiante. Resta meno incoraggiante, purtroppo, quanta scarsa attenzione sia stata data all’apporto umano all’accelerazione del cambiamento climatico e all’inquinamento ambientale… sperando solo che questo non provochi catastrofi di cui le generazioni future dovranno conservare memoria.
Scritto da: Dr.ssa Luisella Sari
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