LE SIGNORE DI OSEBERG – PARTE 2

Nel mese in cui si festeggiano le donne rendiamo loro omaggio attraverso il racconto di una delle più incredibili scoperte dell’archeologia del XX secolo: la sepoltura di Oseberg.

La sepoltura

Tipologicamente Oseberg non si discosta dalla classica sepoltura vichinga di personaggi di alto rango: l’eccezionalità sta nell’incredibile stato di conservazione del legno e il valore aggiunto nel fatto che le defunte fossero due donne.
Tune e Gokstad avevano già dimostrato quanto imponenti potessero essere i corredi protetti dai tumuli e di conseguenza quanto articolate dovevano essere le cerimonie necessarie a realizzarli. Pur sapendo pochissimo dei momenti del rituale, è lecito immaginare che fossero eventi pubblici, talvolta carichi di messaggi politico, che richiamavano persone da tutto il territorio circostante. Come le pietre runiche, anche qui l’ostentazione del potere era forse più utile agli eredi che non ai defunti.
I resti delle due Signore di Oseberg hanno sofferto il maltrattamento dei ladri, ma una moderna indagine ha svelato nel 2007 alcuni indizi interessanti.

Oggetti appartenuti alle Signore di Oseberg.

Due donne di alto rango sociale

Del corredo facevano parte delle teste zoomorfe su bastone la cui funzione non è ancora chiara .

Entrambe erano minute, poco più di 150 cm. La donna dallo scheletro meglio conservato era molto anziana per l’epoca, circa 80 anni, soffriva di osteoporosi, presentava una frattura lombare e un infortunio al ginocchio. Sembra gobba, forse camminava curva con l’ausilio di un bastone, e pare la fine sia giunta per vecchiaia sommata alla fase avanzata di un cancro.
Il corpo della sua compagna, molto danneggiato, rivela che era più giovane, 40/50 anni. Presenta una frattura cranica post mortem, forse causata dai ladri, e un’altra con segni di cure durate alcune settimane. Ignota la causa della morte, così come è impossibile definire chi delle due sia morta prima, sebbene il C14 abbia rivelato che tra le dipartite passarono pochi mesi, probabilmente gli stessi attesi per sigillare il tumulo.
Entrambe seguivano una dieta ricca, tipica delle classi abbienti, ma i segni che si intravedono sui denti potrebbero essere stati lasciati non dall’aristocratico utilizzo dello stuzzicadenti, bensì dall’abitudine femminile di tenere l’ago tra le labbra mentre si ricama o si cuce: forse utilizzarono il telaio incluso nel corredo per realizzare l’arazzo che adornava la loro stessa camera funebre.
Tuttavia neppure la scienza moderna può individuare il ruolo sociale che ebbero in vita.

Gli oggetti del corredo erano riccamente decorati – dettaglio slitta .

Regine, sacerdotesse o veggenti?

In questo momento il Museo delle Navi Vichinghe di Oslo è chiuso al pubblico e i suoi tesori sono al sicuro in attesa del trasferimento in una nuova struttura. Chi scrive, però, ha avuto la fortuna di fare più volte visita alle Signore di Oseberg, sostando in silenzio davanti alla loro teca, subendone il fascino e percependo un senso di rispetto.
Il visitatore circondato dai loro oggetti personali, dai frammenti del misterioso arazzo, dalle suggestive teste zoomorfe e al cospetto della nave che le ha accompagnate nell’ultimo viaggio e protette per oltre 1000 anni, è tentato di credere che una delle due sia la regina Åsa di cui parla Snorri, ma è solo una tradizione popolare.
Certi dettagli dell’arazzo e dei decori del carro e della slitta hanno indotto alcuni studiosi ad ipotizzare che fossero sacerdotesse di altissimo livello connesse al culto di Freyja. Altri sostengono che siano state temute come streghe e che le pietre aggiunte sul ponte della nave, come le corde che la fissavano al terreno, siano servite per ancorarla impedendo agli spiriti di uscire dal tumulo.
Un’altra teoria attribuisce a una sola delle due un rango sociale elevato, che avrebbe unito una funzione politica (regina?) ad una spirituale, in cui la defunta, nei panni della vǫlva, sacerdotessa e veggente intermediaria con il divino, avrebbe guidato misteriosi rituali. In uno dei bauli del corredo è stato trovato un bastone in legno, interpretato sia come uno scettro, sul modello di altri trovati in sepolture maschili, sia come il bastone delle veggenti, sebbene generalmente questi siano in ferro. L’altra donna sarebbe stata una schiava sacrificata per seguire la padrona, ma è poco plausibile.

Il francobollo dedicato nel 2003 dalle Føroyar alla vǫlva.

Incredibile modernità

Nella speranza di rispondere un giorno a queste domande, forse vale la pena formulare altre riflessioni. Abbiamo esordito dicendo che il valore aggiunto di Oseberg è essere una (doppia) sepoltura femminile. Vi erano già altre prove, archeologiche e letterarie, della modernità in questo senso della cultura scandinava del tempo, ma ad Oseberg il livello di rispetto e riconoscimento sociale di cui le donne potevano godere nella Norvegia del IX secolo si afferma con forza e diventa prepotentemente tangibile.
Gli onori resi a queste due dame rispecchiano non solo l’appartenenza ad una classe sociale elevata, ma il loro aver ricoperto in autonomia una funzione pubblica di esercizio del potere, laico e/o spirituale che fosse, riconosciuta e onorata dalla collettività. Il tumulo e il cerimoniale necessario a costruirlo ne costituiscono una testimonianza volutamente pensata per i posteri.
La sorte ha fatto sì che il legno si conservasse e il messaggio superasse i secoli arrivando fino a noi e così Oseberg è diventata lo specchio di una società fortemente strutturata, di una cultura raffinata e di una mentalità incredibilmente moderna, che vanno ben oltre quanto lo stereotipo del vichingo, uomo, violento e brutale abbia lasciato (troppo) a lungo credere.
Una società che riconosceva alle donne un ruolo centrale

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