LE SIGNORE DI OSEBERG – PARTE 1

Nel mese in cui si festeggiano le donne rendiamo loro omaggio attraverso il racconto, oggi e mercoledi 16 marzo, di una delle più incredibili scoperte dell’archeologia del XX secolo: la sepoltura di Oseberg.

Gabriel Gustafson 1853-1915

Gabriel Gustafson curò lo scavo e il primo restauro della nave di Oseberg e del suo corredo.

Un giorno come tanti?

Sabato 8 agosto 1903 l’archeologo Gabriel Gustafson compiva 50 anni. Originario di Gotland, formatosi ad Uppsala, dopo anni come conservatore al Museo di Bergen aveva ottenuto la cattedra a Kristiania insieme al compito di trasferire le collezioni storiche dai vecchi edifici universitari nel nuovo Museo in costruzione. Si era sempre distinto per la passione e dedizione con cui affrontava gli incarichi ricevuti, coniugando preparazione accademica e attenzione alla modernità. A 50 anni era stimato e rispettato, ma dalle lettere indirizzate ad amici e familiari trapela il desiderio inappagato di lasciare un segno nella storia dell’archeologia. Forse nel giorno del suo compleanno questi erano i suoi pensieri.

Nel frattempo Knut Rom, recente proprietario di Lille Oseberg nel Vestfold, stava scavando alla base dell’antico tumulo che sorgeva nel suo terreno, convinto che custodisse qualcosa di prezioso …che sperava di vendere al migliore offerente! Secondo la tradizione proprio l’8 agosto 1903 trovò un pezzo di legno finemente intagliato e dall’aria molto antica e, sentendo vicino il successo, si affrettò a recarsi all’Università per un parere.

Lì fu indirizzato verso l’ufficio del prof. Gustafson.

Il resto è storia

Dopo oltre 1000 anni la Oseberg emerge maestosa dal terreno. Il volto di Gustafson e quello dei professionisti da lui scelti per condurre gli scavi sono resi eterni dalle immagini del fotografo che il professore aveva voluto coinvolgere nel gruppo di lavoro.

Immaginiamo l’emozione dell’archeologo di fronte a quello che egli riconobbe come un manufatto di epoca vichinga eccezionalmente conservato! Sospeso ogni impegno, si recò ad ispezionare di persona il tumulo e in pochi giorni dichiarò al mondo scientifico e alla stampa, che probabilmente custodiva una nave in condizioni migliori della celebre Gokstad, scoperta non troppo lontano da Oseberg da Nicolay Nicolaysen (1880) e orgoglio nazionale.

Era l’occasione che attendeva da tutta la vita e ne pianificò con massima cura ogni dettaglio.

La prima innovazione fu far recintare il luogo per evitare che visitatori curiosi lo danneggiassero, mentre il passo successivo fu organizzare una modernissima campagna di raccolta fondi per acquistare il terreno e finanziare il progetto e fu anche necessario far approvare una legge che impedisse di vendere tesori archeologici nazionali agli offerenti stranieri.

Non fu né breve né semplice, ma alla fine gli scavi si concentrarono tra giugno e novembre 1904.

La nave

La Oseberg navigò per alcuni anni prima di essere tratta in secca nella primavera dell’834 per essere trascinata fino al tumulo dove ospitò la sepoltura di due donne appartenenti ad una ricca e potente famiglia locale

La nave di Oseberg è maestosa ed elegante. I raffinati intagli che la decorano da prua a poppa, lungo la chiglia e sulle fiancate comportano da soli secondo l’archeologia sperimentale quasi un anno di lavoro.

Il tumulo fu realizzato nel corso di alcuni mesi dell’834. I fiori schiacciati sotto alla nave collocano in primavera lo scavo della fossa e della trincea lungo la quale fu fatta scivolare, mentre sono autunnali le mele rinvenute tra le scorte di cibo aggiunte col corredo, quando fu costruita la camera funeraria e furono sacrificati per l’occasione gli animali. La sepoltura fu violata dai ladri verso la metà del X secolo e poi rimase sigillata per altri 1000 anni.

La pressione della terra aveva ridotto tutto ad una infinità di frammenti e fu necessario un minuzioso restauro. Gustafson morì prima della realizzazione del Museo sull’isola di Bygdøy e i risultati degli scavi furono pubblicati da altri, ma è suo il nome collegato per sempre a questa incredibile scoperta.

Ancor più incredibile perché non si trattava della sepoltura di un condottiero o di un sovrano vichingo, bensì di quella di due donne vissute tra la fine dell’VIII e l’inizio del IX secolo d.C.

Scacco al re

Su uno dei remi della Oseberg corre una breve incisione in rune: l’uomo sa poco. Quali segreti cela questa sepoltura?

Quando la nave fu collocata nella fossa, la prima parte ad essere coperta dalla terra fu la camera funeraria, nella quale su due letti, tra morbide coperte e guanciali, furono adagiati due corpi. Sul ponte vennero poi collocate le offerte, tra cui ben 15 cavalli, mentre il ricco corredo contava alcune slitte e un carro finemente intagliato, l’occorrente per una cucina funzionante e vari oggetti personali come pettini, almeno due paia di scarpe, lampade, bauli, attrezzi per lavorare la terra. Vi erano poi le celebri teste zoomorfe con sonagli, lo splendido arazzo di cui alcune sezioni si sono salvate e perfino una grande sedia a scatola, simile ai troni degli Scacchi Lewis. Mancavano oggetti preziosi, certamente trafugati dai ladri, e armi… mentre abbondavano gli strumenti necessari per la più tipica delle attività femminili: la tessitura.

Per quanto potesse sembrare incredibile, Oseberg era la sepoltura di due donne; una sconcertante verità confermata anche da una prima analisi osteologica dei resti.

Ma quali donne potevano meritare di essere sepolte con onori degni di un re?

Non perdete mercoledi 16 marzo la seconda parte di questo incredibile racconto!

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